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Storia

LEI o LEHEY o LERI, piccol villaggio della Sardegna nella provincia di Cuglieri e nel mandamento di Bolo-tana, sotto la prefettura di Nuoro. Comprendevasi nel Marghine, antico dipartimento del Logudoro.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 18', e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 12' 30".

Topografia. Il paese è situato sopra un terrazzo nella falda siroccale de’ monti del Marghine. Le montagne, sorgenti alle sue spalle nella linea di greco-libeccio, lo proteggono da’ venti di quella metà d’orizzonte; ed essendo sgombra la parte meridionale, i venti australi ed i levanti non hanno alcun ostacolo, e portano e vi addensano la umidità, e talvolta la nebbia. Sentesi nell’estate un forte calore, poco freddo nell’inverno. Le pioggie sono frequenti, la neve non è rara, i temporali molto dannosi nell’estate e nel principiante autunno. L’aria è salubre, se in queste due stagioni temporariamente non si vizii dai miasmi che dall’altipiano del Marghine trasportano i venti.

Il territorio di Lei è disteso nel Campo (piano del Marghine) e nella montagna, ed avrà la superficie di circa 7 miglia quadrate. Le principali eminenze sono corona Mariani, Primaghe, Mandra-aidu e Corona ruja. La parte piana, che è nel Campo, sarà circa un quarto di tutta l’estensione. Le fonti sono numerose e formano tre rivoli, il Pirastro che divide questo territorio da quel di Silanos, il Lacheddos che lo divide da quel di Bolothana, e il Carrargiu, i quali scorrono verso sirocco e vanno nella sponda destra del Tirso. Non sono acque stagnanti. La montagna lerese, come quelle de’ prossimi paesi, è coperta di alberi ghiandiferi, di leccio, e quercia. Questa estensione così alberata è poco meno che la metà di tutto il territorio. Apronsi però in essa molti vacui per incendi e per tagli, e la maggior parte degli individui apparisce poco prospera per i molto fusti, che i pastori smembraron de’ loro grandi rami a porger nutrimento alle capre e vacche nella penuria de’ pascoli dopo le nevate.

Ne’ luoghi boscosi è molto numerosa la generazione de’ selvatici e degli uccelli. Ne’ primi sono solamente cinghiali, daini, volpi ed altre specie minori; ne’ secondi trovansi sparvieri, corvi, ed in gran numero colombi selvatici, tordi, ecc. Mancano le specie acquatiche.

Popolazione. Sono (anno 1840) in Lei anime 398, delle quali 203 nel sesso maschile, distribuite in famiglie 81. Le comuni del decennio scorso sono di 13 nati, 8 morti e 3 matrimonii. Vi dominano poche malattie, e quasi tutti vivono sani.

Le principali professioni sono l’agricoltura e la pastorizia, e nella prima sono occupati uomini 100, nella seconda 50; nelle arti meccaniche di ferrari, muratori, falegnami travaglieranno altre 10 persone. Le donne lavorano su’ loro telai il lino e la lana, di cui fanno commercio. Sonovi famiglie possidenti 78, nobili una sola.

Vi è stabilita la scuola primaria per la istruzione de’ piccoli, e i concorrenti sogliono essere 10. Quelli che san leggere e scrivere in tutta la popolazione non sono più di 15.

Religione. I leresi sono sotto la giurisdizione del vescovo di Alghero. Un prete con titolo di rettore governa le anime, ed è in questo uffizio assistito da un altro sacerdote.

La chiesa principale è sotto l’invocazione di san Pietro apostolo, fuori dell’abitato a trecento passi e molto povera. Parrebbe una miserabile casipola.

Le chiese minori sono due, una fuor del paese a cinque minuti, sotto il titolo di s. Michele; l’altra in campagna a mezz’ora di distanza, sotto l’invocazione di s. Marco. A questa cappella concorrono molti e del paese e forestieri per far la novena.

Agricoltura. Il terreno comunemente sabbioso è poco idoneo a’ cereali. Si suol seminare annualmente starelli di grano 300, d’orzo 60, di legumi 20, di lino e canape 25. Il frumento cresce ordinariamente al 6, l’orzo al 10, i legumi all’8. Il lino è di una mediocre bontà.

Sono nelle vigne circa 16 varietà di uve: il vino è molto riputato, e se ne fa gran commercio.

I fruttiferi sono più numerosi che ne’ predi de’ maggiori paesi del dipartimento, e tra le altre specie primeggiano i peri e poi gli ulivi. De’ frutti della prima specie si fa vendita ne’ paesi circostanti.

Terre chiuse. Un quarto dell’estensione territoriale è diviso con siepi e muriccie in un gran numero di predi, tra’ quali i più vasti sono le tanche. Tra queste è ragguardevole quella che fu da circa 25 anni formata in oliveto per l’innesto che si fece di annosissimi olivastri. Il governo diede perciò lettere di nobiltà al proprietario. Il prodotto in olio è già così cresciuto, che se ne può vendere una considerevole quantità ad altri paesi. Se si fosse continuato nell’ingentilimento delle piante selvatiche, oramai avrebbesi un guadagno molto vistoso. Le tanche si affittano a vaccari o pecorai, o sono seminate in quei tratti, dove può operare l’aratro o la zappa.

Pastorizia. In questo territorio sono ottimi pascoli, e se non manchino le pioggie nell’autunno hanno tutte le specie un abbondante alimento.

Bestiame manso. Sono i buoi destinati alle opere agrarie 80, le vacche 40, i cavalli 31, i majali 100, i giumenti 45.

Bestiame rude. Capi vaccini 250, caprini 1500, pecorini 2400, porcini 1100. Spesso accadono grandi mortalità or per scarsezza di pascolo, ora per malattie contagiose, ed i proprietarii sono ridotti quando alla metà e quando a un terzo del numero che possedevano. Gli armenti porcini potrebbero moltiplicarsi, perchè nel ghiandifero si possono ingrassare più di 4000 capi.

I formaggi sono di buona qualità e pregiati nel commercio. Da questi, dalle lane, dai capi vivi, e dagli altri articoli pastorali hanno i leresi una parte del loro lucro. All’apicoltura sono pochi che attendano, e il numero de’ bugni si può computare non maggiore di 500.

Commercio. Da prodotti che abbiam notato come articoli del commercio de’ leresi, nell’industria i tessuti; nell’agraria il vino, l’olio, le frutta; nella pastorizia il formaggio e i capi vivi, montoni, caproni, porci, ecc., possono per media guadagnare i leresi ll. n. 12,000.

Le vie da Lei a’ paesi circostanti sono come vuole il terreno montuoso, aspre pietrose e tortuose. Da Lei si va a Bolothana verso greco in un’ora, a Silanus verso libeccio in tre quarti, a Macomer in ore 2. Cuglieri capoluogo di provincia dista miglia 17 verso libeccio.

Antichità. In questo territorio sono indicati due norachi, uno che dicono Su nuraghe de Pattada, l’altro che chiamano Beraniles. L’uno e l’altro sono in gran parte disfatti.

Non lungi dal secondo norache a mezz’ora dal paese in su’ limiti con Silanos sopra un poggio sono vestigie d’un’antica popolazione, della quale ignorasi il nome.